Percorrendo via dei fori imperiali, dal Colosseo verso piazza Venezia, sul fianco destro del grande monumento a Vittorio Emanuele, il Vittoriano, meglio noto come Altare della Patria, si trova una grande porta verde, quasi anonima nel complesso gigantesco del monumento che la sovrasta, eppure contenente cimeli e ricordi di un passato glorioso, di uomini coraggiosi e leali, di imprese irripetibili.Si tratta del Sacrario delle bandiere della Marina Militare Italiana. Appena entrati si viene letteralmente colpiti dalla prua del Mas 15 di Luigi Rizzo, si tratta del motoscafo col quale Rizzo, il 10 giugno 1918, penetrando nella cortina difensiva della flotta austriaca, riuscì a colpire ed affondare con due siluri (grandi praticamente come tutto il motoscafo) la corazzata Santo Stefano, mandando all’aria i piani austriaci di forzare il canale d’Otranto. approfondisci
Appena ripresi dalla visione di un oggetto che riporta alla mente tanti momenti avventurosi, di missioni impossibili, ecco che intorno si riescono a scorgere altri cimeli altrettanto affascinanti come un S.l.c. (siluro a lenta corsa conosciuti anche come maiali) grazie al quale i nostri assaltatori affondarono ogni tipo di nave, nei porti e nelle più munite basi nemiche: da Gibilterra ad Alessandria, da Haifa a Suda, da Algeri ai porti italiani occupati dai tedeschi. Tra i mezzi conservati anche un pezzo dello scafo del sommergibile Sciré, recuperato nelle acque di Haifa nel secondo dopoguerra.
Intorno a questo nucleo di mezzi si snoda il percorso delle bandiere delle navi che servirono nella Marina Italiana; dalla più antica, appartenuta alla fregata Garibaldi, già in forza alla marina borbonica, per passare alla Duilio, corazzata rivoluzionaria per la sua epoca, passando poi per Vettorio Veneto e Italia, corazzate anch’esse, regine della flotta nella Seconda Guerra Mondiale. Ma troviamo anche, quelle degli incrociatori Cristoforo Colombo, Liguria e Piemonte, che portarono il tricolore ad ogni angolo del mondo, dei dirigibili Città di Iesi e Città di Ferrara, dell'incrociatore Carlo Alberto, che partecipò attivamente alle esperienze di Guglielmo Marconi. Le bandiere raccontano la storia di navi a bordo delle quali i nostri marinai hanno combattuto e hanno compiuto piccole e grandi imprese in pace e in guerra. Queste bandiere erano conservate in bellissimi sarcofagi di legno intagliato, con i motivi e le fogge più disparate, dono spesso di associazioni e istituzioni o più semplicemente della città di cui la nave portava il nome e che con un tale dono se ne faceva madrina.Tanti piccoli tasselli di storia e di storie di cui è bello rendersi spettatori alla scoperta di molte delle innumerevoli pagine significative della nostra storia di cui abbiamo, più o meno inconsapevolmente, perso la memoria.
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