Il castello di Rovereto è oggi famoso principalmente per essere sede del Museo Storico Italiano della Guerra che seppur nato per raccontare principalmente la Grande Guerra e il ruolo che questo conflitto ha avuto per il Trentino e l’Italia intera, dedica anche molte sale ad altri periodi storici importanti per il territorio come la dominazione veneziana e quella austriaca.
Subito dietro il confine austriaco, al momento dello scoppio del primo conflitto mondiale il castello e la città vennero evacuate mentre le artiglierie italiane iniziavano un pesante bombardamento.
Nel 1919 un gruppo di cittadini roveretani decise di utilizzare il castello per ricordare la “guerra di redenzione” che aveva ricongiunto il Trentino all’Italia, ospitando anche i cimeli e gli oggetti degli irredentisti trentini (come Fabio Filzi, Damiano Chiesa, Cesare Battisti per citare i più noti) che avevano combattuto e spesso avevano pagato con la vita, in battaglia o sul patibolo, il desiderio di vedere la loro terra tornare alla Patria italiana.
L’ingresso del museo rivela subito l’ambizione alla grandezza (espositiva) del complesso grazie soprattutto al posizionamento davanti alle mura di uno degli ultimi esemplari esistenti del mortaio Skoda da 305 mm, uno dei pezzi di artiglieria più famosi del conflitto, usato su tutti i fronti in cui operarono le truppe di Francesco Giuseppe, un’arma in grado di sparare proiettili di peso compreso tra 287 e 380 kg a 11 chilometri di distanza.
All’interno il percorso espositivo non delude le aspettative, sono presenti le principali artiglierie piccole e medie sia italiane che austroungariche con relativo munizionamento, tutto ovviamente corredato da schede tecniche ma anche da pannelli che raccontano con immagini e testi in quali contesti furono usate queste armi e cosa questo significò per gli uomini che ne subirono gli effetti.
Entrando nel museo vero e proprio si è colpiti per la ricchezza quantitativa e qualitativa degli oggetti esposti, oltre infatti alle varie armi usate in vari secoli (sono attualmente presenti collezioni non solo della Grande Guerra e della Seconda Guerra Mondiale ma anche dell’epoca napoleonica, del periodo della dominazione della Serenissima e di quello Asburgico) sono numerosissime le ricostruzioni con le divise originali delle varie epoche e gli oggetti di uso comune, quelli di uso medico, quelli della logistica e dei servizi. Tantissimi veramente gli oggetti che colpiscono per la loro particolarità come la bandiera bianca con cui i plenipotenziari austriaci chiesero la resa all’Italia nella Prima Guerra mondiale o la collezione di maschere anti gas dei vari eserciti (alcune rivelatesi tragicamente inutili) ma anche il punto di medicazione ricostruito, o i cartelli del monopolio del tabacco di epoca austroungarica o ancora una ruota di treno perforata da un proiettile di artiglieria ancora intatto e conficcato nella ruota stessa deformata dallo schianto e dalla temperatura del proiettile. Insomma, un museo assolutamente da visitare sia per gli appassionati che per quanti hanno desiderio di ripercorrere visivamente pezzi importanti della nostra storia.
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