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A Civitella del Tronto si spensero le ultime fiamme di quella che è da molti considerata una guerra civile: la caduta del Regno delle due Sicilie. Anche se l’assedio più clamoroso che segna la morte del più grande dei regni preunitari è considerato Gaeta, Civitella del Tronto ha avuto meno eco ma un risalto simbolico, oltre che effettivo, non indifferente; infatti, l’assedio è stato iniziato dal Piemonte, e concluso dal Regno d’Italia; mentre a Torino si proclamava la nascita dell’Italia Unita a Civitella ancora piovevano cannonate.
Eppure il messaggio che viene dal consiglio regionale abruzzese che ha celebrato il 150° dell’Unità è di speranza e non di recriminazione. Se è vero che la storia non va dimenticata, anche in pagine nere come quella della fine della fortezza di Civitella e dei suoi valorosi difensori, è vero anche che è necessario guardare avanti.
Non è messa in dubbio la lungimiranza di tutti coloro che nei decenni del Risorgimento sognavano un Paese unito all’insegna di una comunanza oltre che di lingua e di cultura, soprattutto di valori. Inoltre va ricordato col giusto peso quel momento alto e universalmente condiviso, rifondativo della nazione che è stato la nascita della Repubblica e della nostra costituente.
Non poteva mancare ovviamente un accenno al terremoto dell’Aquila, e rispetto a questo tema il Presidente della giunta, Gianni Chiodi ha detto “In quei mesi di profonda sofferenza abbiamo scoperto e capito che essere Stato, essere Nazione era concetto tutt’altro che idealmente vuoto”. Da Civitella infine un appello all’ “unificazione economica tra nord e Sud […] un processo che non deve essere da laccio bensì da collante e da traino per la comunità nazionale”.
Le celebrazioni ufficiali si sono concluse con un concerto all’interno della fortezza la quale ospiterà la mostra “Civitella 1861. Ultimo atto per l’Unità d’Italia. Le armi nella scena dell’assedio”, saranno esposte artiglierie e armi individuali da fuoco e bianche provenienti dalle collezioni del Museo storico nazionale dell’artiglieria di Torino e del Museo di Capodimonte di Napoli, la mostra rimarrà aperta al pubblico dal 18 marzo al 30 ottobre 2011 dalle ore 10.
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