E pensare che nemmeno è leghista, eppure eccolo il nuovo Ministro dei Beni Culturali scagliarsi contro Roma e il suo festival del cinema. Pare quasi vada di moda, se vuoi andare alla ribalta per un motivo o per un altro, attaccare Roma; del resto non esiste un nome più altisonante e così in molti si cimentano in questo sport, anche Galan fresco di nomina ha detto: “Due festival del cinema sono troppi per un Paese solo e innescano una stravagante concorrenza. Per l'Italia basta dunque Venezia”. Come una saetta però sono piovute le repliche, l'assessore alla Cultura, Arte e Sport della Regione Lazio Fabiana Santini ha affermato: “Se per caso il nuovo ministro dei Beni Culturali non se ne fosse accorto, Roma è da sempre considerata la capitale del cinema italiano e il 65% della produzione cineaudiovisiva d'Italia si fa nel Lazio. Già questo basterebbe per affermare che Roma ha tutte le carte in regola per avere il suo Festival del Cinema. Ma se a questo aggiungiamo che il Festival romano si sostiene economicamente grazie agli sponsor privati e alle istituzioni locali e che il contributo che il Mibac offre annualmente è assolutamente irrilevante, questo ci conferma nella convinzione che non spetta a Galan dire se il nostro festival debba esistere o no. A parte ogni inutile e già largamente superato campanilismo, pensiamo che il connubio tra il Festival di Roma e il mercato cinematografico e audiovisivo, che si è deciso di rafforzare già dall'immediato futuro, sarà fondamentale per dare nuovo impulso allo sviluppo del comparto economico cine-audiovisivo del Lazio e della capitale”.A questo potremmo aggiungere che forse nel quadro di un sistema come quello italiano potrebbe essere ragionevole discutere sul fatto se sia o meno utile puntare tutte le energie e l’impegno su uno solo dei due eventi, proprio perché è utile pensare e agire in un quadro nazionale, di tutto si può discutere, e a onor del vero va detto però che il ministro ha sottolineto il ruolo di Roma nel cinema affermando che: “certo, sarebbe ridicolo dire a Roma di non occuparsi di cinema, visto che è la patria di quel mondo... ma farne uno in concorrenza lo troverei a dir poco stravagante. Anche perché, visti i fondi a disposizione si rischia di indebolire entrambe le manifestazioni”. Il fatto però è che con tutti i problemi urgenti e semplicemente enormi con cui il dicastero dei beni culturali deve confrontarsi in un paese come il nostro, quello del festival di Roma (che si autoalimenta sul piano economico) è decisamente di secondo o terzo piano, facile dunque che le esternazioni del neoministro appaiano più che altro pretestuose, atte a generare polemiche e quindi audience. Per evitare tale lettura forse il ministro avrebbe potuto promuovere una discussione più seria e propositiva; utile al paese e alle città di Roma e Venezia, ovvero proporre ad esempio una differenziazione, che uno sia del cinema e l’altro degli autori emergenti o del cinema d’autore o magari persino del Colossal, in tal senso la storia cinematografica di Roma avrebbe parecchio da dire. Non limitiamoci alla fredda disputa sì, no, già vista per la formula uno e che non ha giovato, nelle forme del dibattito, alla comunione di intenti, iniziamo a comportarci da paese serio e unito studiando soluzioni che non tendano ad escludere ma ad ampliare.
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