“Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me: e soprattutto la mia qualifica di ex nemico”. Con queste parole esordiva Alcide de Gasperi, alla Conferenza di Pace di Parigi del 10 agosto 1946. De Gasperi affrontò uno dei momenti più difficili della storia d’Italia con una dignità, una forza morale e una determinazione che colpirono tutti gli intervenuti e tutti coloro che ancora si affacciano allo studio e alla rievocazione di quella pagina dolorosa.
De Gasperi ereditava un paese prostrato dalla guerra mondiale, sbriciolato dalle bombe e dalla guerra civile, lacerato nel tessuto economico ma soprattutto in quello degli animi, fascisti e antifascisti, comunisti e democristiani, monarchici e repubblicani, e potremmo continuare. Una situazione in cui nessun uomo mediamente ragionevole avrebbe mai voluto trovarsi, in un’Europa annientata, dove vincitori e vinti facevano i conti con una devastazione che mai si era vista nel continente che per secoli aveva guidato il mondo.
Eppure in un certo senso tutto ebbe inizio da lì, tutto ciò che di meglio De Gasperi avrebbe fatto. Un percorso difficile e doloroso lo portò infatti non solo a rimettere in piedi l’Italia, ad avviarla verso il miracolo economico e a reinserirla faticosamente nel consesso delle altre nazioni, ma soprattutto lo fece diventare, insieme ad altri grandi statisti europei, uno dei fondatori di quella casa comune che ancora continua a crescere e a rafforzarsi e che allora era solo un bel sogno.
De Gasperi è unanimemente considerato il più grande statista italiano del ‘900 ed uno dei padri della Comunità Europea insieme al francese Robert Schuman, al tedesco Konrad Adenauer e all'italiano Altiero Spinelli, per questo il 23 marzo 2011 si è svolta la cerimonia con la quale la sala del gruppo del Partito popolare europeo (Ppe) è stata a lui dedicata.
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