Se l’irredentismo italiano, pur contando innumerevoli personaggi, dovesse essere identificato soltanto da un nome, quel nome sarebbe sicuramente Cesare Battisti.
Battisti nasce a Trento nel 1875, frequenta i primi studi nella sua città e poi si laurea in lettere a Firenze nel 1897. Fin da giovanissimo si dedica con passione alla politica, nei suoi discorsi unisce gli ideali socialisti a quelli dell’irredentismo italiano, quel movimento che mirava a portare alla nazione italiana quelle terre ancora in territorio austriaco, quelle che il risorgimento non era riuscito a redimere. Nel 1896 fondò il settimanale “L’avvenire del lavoratore”, lavorò inoltre per la creazione di una università italiana a Trento.
Il suo impegno politico passò presto direttamente all’interno delle istituzioni dell’Impero austro-ungarico, nel 1911 fu eletto alla Camera di Vienna e nel 1914 deputato del Trentino alla Dieta del Tirolo. Ma la svolta vera della parabola patriottica partì il 12 agosto 1914 quando varcò il confine con l’Italia ed iniziò, assieme a Salvemini e Bissolati quell’intenso lavoro di propaganda per l’intervento italiano, che, come noto, avviene il 24 maggio 1915. Il 29 maggio il ministro della guerra concede agli Irredenti la possibilità di entrare nel Regio Esercito, Cesare Battisti, arrivato alla prova del fuoco non si tira indietro e si arruola volontario nel 5° reggimento alpini.
Fu destinato prima all’Albiolo dove guadagnò una medaglia, poi all’Adamello e nel ’16 a Verona presso l’ufficio informazioni della I° armata, ma lui voleva tornare in trincea e l’occasione si presentò durante la Strafeexpedition, partecipò anche alla controffensiva italiana che ne seguì. Nella notte tra il 9 e il 10 luglio il suo battaglione viene mandato a riconquistare il monte Corno, l’azione sembra funzionare ma i rincalzi non arrivano, gli alpini subiscono perdite pesanti, Battisti viene fatto prigioniero, riconosciuto è accusato di tradimento, viene messo in catene e portato al castello del Buon Consiglio a Trento, con lui, compagno di sorte, il conterraneo e subalterno Fabio Filzi. Al processo Battisti rivendica la sua fede nella causa italiana, non si difende, non si scusa, non ritratta; la condanna è impiccagione e Battisti mantenendo fino all’ultimo la sua dignità, prima di porgere il capo al boia grida: “Viva Trento italiana! Viva l’Italia!”.
Così morì un uomo di spessore vero, uno di quelli qui la nostra epoca è sempre più drammaticamente priva.
A Cesare Battisti venne concessa una medaglia d’oro al valore militare la cui motivazione è riportata a questo link
Le spoglie dopo la guerra vennero riesumate e tumulate in un mausoleo a lui dedicato.
Per approfondire Clicca qui
Mister Wong
Digg
Del.icio.us
Slashdot
Furl
Yahoo
Technorati
Newsvine
Googlize this
Blinklist
Facebook
Wikio















