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Francesco Baracca, il cavaliere del cielo

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Francesco Baracca nasce a Lugo di Romagna il 9 maggio del 1888, è figlio di una famiglia ricca e dopo gli studi decide di intraprendere la carriera militare nell’Accademia di Modena, dalla quale esce con il grado di sottotenente. Nel 1910 venne assegnato al prestigioso reggimento di cavalleria “Piemonte Reale” allora di stanza a Roma. Nel 1912 si offrì volontario per entrare nella nascente aviazione dove, dopo l’inizio del conflitto divenne famoso per i suoi memorabili duelli aerei.
Baracca si era battuto per evitare quelle innovazioni che rendevano il duello aereo più brutale, come l’introduzione dei proiettili traccianti che aumentavano il rischio di incendio del carburante dell’aereo colpito, causando al pilota una morte atroce e togliendogli ogni via di fuga. Il suo era un atteggiamento dettato da quello spirito cavalleresco che aveva sempre guidato la sua azione.
Il primo abbattimento della sua carriera avvenne nei pressi di Gorizia il 7 aprile 1916, l’asso italiano riuscì a portarsi in coda all’aereo nemico con una cabrata e a colpirlo con 45 proiettili, l’apparecchio non resse alla scarica e precipitò. Baracca si portò sul luogo dell’abbattimento atterrando nei pressi del relitto dell’aereo nemico, scese a andò a congratularsi col pilota nemico che era riuscito a sopravvivere allo schianto. Baracca nei suoi 63 combattimenti abbatté 34 aerei nemici e
sempre si occupò si sincerarsi delle condizioni dei piloti, spesso andando anche a trovarli in ospedale, informandosi sulle condizioni della degenza, impegnandosi affinché venissero trattati con l’attenzione dovuta o portando dei fiori quando il duello aveva portato il nemico alla morte. Quando gli chiedevano le motivazioni di questo suo comportamento rispondeva che il suo nemico era l’apparecchio e non l’uomo che lo pilota, indubbiamente, i valori della cavalleria, da cui perveniva, erano sempre vivi nelle sue azioni e non solo su gesti esteriori come quello di far dipingere su tutti i suoi aerei un cavallo rampante.
La battaglia del solstizio vide l’asso italiano impegnato in azione per l’ultima volta. L’impero Austro-ungharico si stava giocando il tutto per tutto sulle rive del Piave e gli italiani si difendevano con tutto quello che avevano. L’aviazione era impegnata sia nella ricognizione, sia nella guida a vista del tiro d’artiglieria, sia nel mitragliare e bombardare le truppe attaccanti. Intorno alle 18 del 19 giugno 1918, appena rientrato, Baracca risalì sul suo aeroplano ripartendo per l’ennesima missione. Passando sopra il Montello, mentre sta compiendo un mitragliamento a bassa quota, un colpo, partito da terra, lo raggiunge. L’aereo precipita e si va a schiantare oltre le linee nemiche in una sona boschiva. Non si hanno notizie di lui per giorni, gli italiani non possono cercare l’aereo e a quanto pare non lo fanno neppure gli austriaci. Il re Vittorio Emanuele invia un telegramma alla famiglia con l’auspicio e che Baracca sia vivo, prigioniero magari, ma vivo. Il 22 di giugno, constata l’ineluttabilità della sconfitta, gli austriaci ripiegano da tutte le posizioni sul Montello. Nel rioccupare quei territori, i soldati italiani trovano l’aereo di Baracca, il pilota è fuori dall’abitacolo, il corpo ustionato in più punti e un foro di proiettile in testa.
La leggenda di Baracca non finì in quel bosco sul Montello, per l’aviazione italiana è continuato ad essere un grande esempio di abilità, destrezza e soprattutto lealtà e rispetto, molti aeroporti sono a lui dedicati, squadriglie portano il suo nome ma non solo.
Nel 1924, la madre di Baracca decise di donare il simbolo dell’aereo di suo figlio ad un giovane pilota di auto da corsa che presto avrebbe fondato una casa automobilistica tutta sua diventando famoso in tutto il mondo e portando il simbolo di Baracca, il cavallino rampante, nelle più prestigiose manifestazioni, il pilota si chiamava Enzo Ferrari.




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