Quella che segue è una testimonianza dell’esplosione della cima del monte Col di Lana avvenuta il 17 aprile 1916.
Bruno Bonfioli era uno degli ingegneri che aveva avuto una parte di rilievo nell’allestimento della mina, così ricordi gli ultimi preparativi e lo scoppio:
“È stata veramente una notte indimenticabile per quanti l’hanno vissuta. La luna piena dava quasi un aspetto festoso alla serata: non poteva essere che una notte di vittoria. Da 48 ore c’era là dentro nei cunicoli un lavorio febbrile, intenso, per quanto completamente silenzioso. Una volta messa tutta quella gelatina era interesse di tutti di finire presto.
Alle 23, ora fissata, noi facemmo le ultime prove degli esploditori, gli ultimi attacchi delle linee elettriche che dalla galleriola, destinata a nostra sede per quella notte, andavano fin lassù alle due grandi mine e a un’altra secondaria. Tutto era pronto, lo mandammo a dire al comando e ne avemmo l’ordine scritto di far brillare alle 23,35, l’ora che sarà storica per noi. Passammo quei minuti in gran calma; ormai eravamo sicuri del buon esito. Nei giorni precedenti, magari, c’erano stati dei minuti di gran tensione, ora non più.
Alle 23,35 Caetani diede il segnale stabilito e tutti gli esploditori contemporaneamente scattarono sotto lo strappo simultaneo delle cordicelle. Ne segui un attimo di silenzio che ci sembrò un secolo, poi un colpo sordo, una detonazione profonda, cupa, come un boato sotterraneo, una scossa di terremoto e una gran pioggia di sassi che non finiva più e che ci ha ostruito metà dell’ingresso della nostra galleria mentre sì sentiva il rotolare dei massi giù per i valloni.
Chi ha visto lo scoppio da lontano ha detto che lo spettacolo era superbo. Sulla vetta s’era alzata una nube grande, maestosa, immensa, e poi una colossale fontana saliente dì blocchi, di massi, chissà forse di uomini. Lo scoppio, invece, fece un rumore cupo poco sentito. La gelatina accesa dalla scintilla elettrica aveva fatto il suo dovere, fece fremere tutta la montagna, poi la squarciò lassù sotto il cocuzzolo con un gran cratere, asportando le due trincee austriache, ricoprendo reticolati, ricolmando anfrattuosità del terreno.
La pioggia di sassi non era ancora finita, che già tutte le artiglierie, grosse e piccole, avevano cominciato un fuoco a salve a gran velocità, un fuoco indiavolato come un immenso gran coro che festeggiasse lo scoppio avvenuto. Infanti, intanto, usciti dalle gallerie, muovevano all’assalto per infrangere, se mai ci fosse stata una resistenza, e occupare quella cima tanto contesa, quelle posizioni che ci avevano dominato per tanti mesi.
Credo che mai come in quella occasione ci sia stata una collaborazione così intima, così perfetta fra le tre armi: fanteria, genio e artiglieria”.
Altre testimonianze

Per tornare alla battaglia del Col di Lana clicca qui
Mister Wong
Digg
Del.icio.us
Slashdot
Furl
Yahoo
Technorati
Newsvine
Googlize this
Blinklist
Facebook
Wikio















