Ricordati di essere sempre un esempio positivo,
è l'unico modo per vincere la guerra..

Luoghi Storici


Testimonianza del tenente austriaco Tschurtschenthaleri sull'esplosione del Col di Lana

Favoriti : 12

Pubblicato in : Testimonianze, Mina Col di Lana

Hits

Quella che segue è una testimonianza dell’esplosione della cima del monte Col di Lana avvenuta il 17 aprile 1916.

Il tenente Tschurtschenthaler racconta cosa avvenne sul Col di Lana avendo come punto di vista le gallerie dove si rifugiarono gli austriaci:
Potevano essere trascorsi appena 10 minuti da quando eravamo penetrati in caverna, allorché avvertimmo tutti una forte scossa, una pressione potente che ci scagliò via da dove eravamo seduti o distesi e udimmo una lacerante detonazione. La montagna tremò come se dovesse sfasciarsi.
Tutti fecero un balzo e si precipitarono istintivamente verso l'uscita. Ma non c’era più scampo: massi di roccia e cumuli di pietre avevano ostruito l'ingresso. Gli uomini, in preda al terrore, si accalcarono attorno ad uno stretto passaggio per cercare una via di salvezza. Da questa specie di fessura sentimmo il fracasso delle pietre che cadevano e rotolavano nella gola verso il Sief e poi lo strepito infernale del fuoco tambureggiante delle artiglierie italiane. Strazianti grida di terrore, lamenti ed implorazioni d’aiuto di un tono quasi inumano si mescolavano agli altri clamori della battaglia.
Dentro la caverna si lavorò febbrilmente per aprire un varco, ma una volta raggiunto lo scopo, nessuno poté mettere piede sul terreno scoperto, in quanto esso era battuto, si può dire metro per metro, da una tempesta di fuoco d’inaudita violenza.
L’aria diveniva sempre più irrespirabile. I gas dei proiettili esplosi avevano saturato l’atmosfera, ancora più che nei giorni precedenti. Le candele si spegnevano a poco a poco e le tenebre ebbero un effetto spaventoso. Di tanto in tanto le fiammate rossastre delle esplosioni illuminavano i volti pallidi e sconvolti dei soldati. Alcuni erano sul punto di crollare e lottavano disperatamente per respirare un po’ d’aria non inquinata dalle esalazioni tossiche La maggior parte, con le dita di una mano incastrate in quelle dell’altra, pregavano ad alta voce. Io cercai, con gli altri ufficiali, di riportare un po’ di calma in quella massa di uomini ormai votati alla morte. Il bombardamento a tappeto durò mezz’ora, poi cessò di colpo. Ai boati profondi dell’artiglieria seguì il secco crepitio della fucileria.
Le vedette sul lato sinistro della posizione, sfuggite all'esplosione della mina e al bombardamento, si difesero sino all’ultimo contro le truppe italiane lanciate all’assalto, ma furono travolte in pochi istanti.
Con mossa fulminea la prima ondata d'assalto italiana raggiunse il culmine della montagna e, da qui, ebbe buon gioco nel respingere ogni nostro tentativo di ripresa. Dopo avere vinto la resistenza delle truppe occupanti, gli italiani raggiunsero le gallerie di accesso, ch’erano situate proprio di fronte alla nostra caverna-ricovero.
Da questo momento cominciarono a crepitare colpi di fucile anche attraverso lo stretto passaggio ove ci trovavamo. Pigiati contro le pareti gli uomini attendevano ormai la morte. Se a quelli là fuori veniva in mente di lanciare all’interno della caverna qualche bomba a mano, essi erano tutti perduti, senza neppure la possibilità di opporre la minima resistenza.
II fuoco dei fucili nella caverna divenne più forte e la tensione raggiunse il massimo. Allora da quegli uomini atterriti e in cerca di scampo si levarono grida di dolore e invocazioni di aiuto, che rintronarono tristemente fra le nere pareti della gigantesca prigione.
I soldati, italiani si avvicinarono cautamente all’ingresso della caverna ed intimarono la resa. Nell’antro si fece un silenzio profondo. Al comandante non rimaneva altra scelta: arrendersi o morire!
Dopo una silenziosa stretta di mano, prima i soldati e poi gli ufficiali abbandonarono l’ultimo palmo di terra austriaca sul Col di Lana, che sopraffatto da una forza preponderante doveva essere ceduto all'avversario. All’uscita dalla caverna ognuno gettò le proprie armi nella gola profonda del Sief; poi tutti salirono, con cuore pesante, fino alla cima, dalla quale furono allontanati dal campo di battaglia. La vecchia posizione di difesa era irriconoscibile. Là dove i bravi Kaiserjàger e gli zappatori avevano compiuto eroicamente fino all'ultimo il loro dovere, si apriva un cratere profondo che, in meno di un secondo, aveva ingoiato 115 uomini. La montagna era divenuta la loro tomba!

Altre testimonianze

  • Il maggiore Mezzetti che emanò l'ordine di far esplodere la mina. Leggi...
  • Bruno Bonfioli che lavorò alla preparazione della mina. Leggi...
  • Storia di uno degli ultimi feriti austriaci tratto da "Col di Lana Cima di Fuoco". Leggi...





Per tornare alla battaglia del Col di Lana clicca qui

Figo: lo DIGO! Salva su Salvasiti.com Articoli simili Commenti autore Scrivi tu il primo commento su quest'articolo Riporta questo articolo sul tuo sito Aggiungi a lista preferiti Stampa Spedisci a un amico
Testimonianza del tenente austriaco Tschurtschenthaleri sull'esplosione del Col di Lana
PDF
 

Recensioni

Romazo storico: Lavittoria dell'ultima leva di Gino Zaccari 

Area Castelli Romani

visita il portale dei Castelli Romani

In Evidenza

L’assedio di Tuscolo e le virtù romane
Cincinnato viene chiamato dal senato e difendere Roma
Bombardamento americano dell'abazia di Cassino
L'abazia di Cassino viene bombardata e distrutta dagli alleati
Affondamento della corazzata Roma
La corazzata Roma viene colpita e affondata dopo la firma dell'armistizio