Di seguito il racconto sulla morte dell’ultimo soldato austriaco rimasto sepolto sotto le macerie del Col di Lana, è tratto dal libro: “Col di Lana Monte di Fuoco” di Luciano Viazzi:
Dopo quattro giorni dallo scoppio, sulla cima del Col di Lana vi era ancora un soldato austriaco, imprigionato in mezzo ai rottami di una baracca franata, il piede preso come in una morsa fra due travi.
I nostri soldati tentarono di liberarlo, ma il lavoro era lungo ed il fuoco del cannoncino appostato sul Sief lo rendeva più difficile e pericoloso. Tuttavia, con quel profondo senso di semplice umanità che non abbandona mai il soldato italiano, i nostri fanti rischiavano continuamente la vita pur di portare qualcosa da bere e da mangiare a quell’infelice e per confortarlo. C‘era, poi, un piccolo caporale che si era messo in testa, ad ogni costo, di liberarlo, e rimaneva per ore a lavorare, eroicamente, anche sotto il fuoco.
II sottotenente Caetani volle andare a vedere quel disgraziato, ormai agonizzante, e gli parlò. Era un giovane graduato di buona famiglia viennese. Alle parole di conforto del nostro ufficiale rispose: «Die Italiener sind gute Leute» (Gli italiani sono brava gente).
Il giorno dopo morì nel turbine di una furiosa nevicata.
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