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Bombardamento senza sosta al forte Verle

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Pubblicato in : Testimonianze, Guerra dei forti

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In questo brano tratto dal libro dell’austriaco Fritz Weber, “Tappe della disfatta” , si racconta della terribile esperienza del bombardamento dentro un forte che sembra andare in pezzi e che prima o poi sarà attaccato dalla fanteria:

“Passa un'ora senza che accada nulla di speciale. È il solito, tormento: aspettare, aspettare... Ogni scoppio ha su di noi l'effetto di un poderoso pugno sulla testa. Le orecchie fischiano, le vene della fronte s'inturgidiscono, il sangue esce dalle orecchie. Di quando in quando qualcuno si sente male e deve bere del rum per poter rimanere in piedi. Sei ore passate nell'osservatorio servono a espiare tutti i peccati, che un uomo normale può commettere durante la sua vita.
Improvvisamente, succede qualcosa di terribile: stiamo per rialzarci, dopo lo scoppio di un 280, quando udiamo avvicinarsi uno spaventoso ululato. Un attimo: poi un’esplosione infernale.
Grossi blocchi di cemento precipitano sul corpo delle batterie e rotolano nell'antifosso.
Pensiamo che uno dei depositi di munizioni sia saltato in aria. Papak apre la feritoia posteriore della torretta: guardiamo il tetto che copre le casematte. Una nuvola di fumo nero, alta come una torre, si alza dal forte. Si tratta certo dello scoppio di una granata, ma non di una da 280. Squilla il telefono e io stacco il ricevitore per rispondere. Nello stesso momento tutto il forte trema e noi veniamo scaraventati contro la parete blindata. Respiro a fatica e il mio viso è imperlato di sudore. Con occhi annebbiati guardo Papak e scorgo anche sul suo volto le tracce dello spavento.
Nella volta davanti al terzo obice c'è un enorme squarcio. Udiamo arrivare un 280, ma non facciamo alcun movimento per coprirci. Percepiamo per la prima volta il colpo di partenza del nuovo pezzo nemico. Dalle parti di Monte Paradiso viene verso di noi un rombo violentissimo. Ci raggomitoliamo ci stringiamo contro le pareti alziamo le braccia sopra la testa. Il fragore dell'esplosione ci toglie addirittura il respiro. Questo non è più uno scoppio, ma una stilettata che attraversa il cervello. Fiamme rosse ballano davanti agli occhi: si guarda attraverso un velo di lacrime e di sangue.
— Vieni, andiamocene. Non si può più resistere quassù, — mi dice Papak. Mentre scendiamo, giunge un altro colpo. Questa volta si direbbe che l'intero forte sia andato in pezzi. Camminando a tentoni, riesco a scendere per la scaletta, ma arrivato in fondo mi appoggio esausto alla parete. Attorno è buio pesto: i fili della luce sono stati evidentemente spezzati”.


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